
This week I was busy working in Catania, what a wonderful city! So phisical sensual, black and dense of humours... I love Catania and it is realy like beeing in another world from Palermo. where you can still have glimpes of the big, fashonable, aristocratic city of the 1940.
Catania is much more dense, rustic and slighlty provincial but so rich in flavours, rumors and sex apeal!
The same happens to the food, I had a lovely spaghetti con i masculiddi (which are baby anchovies very popular in Catania's market). It is a cataneese version of pasta con le sarde. no wild fennel and masculiddi instead of the sardines.
Not as rich as pasta con le sarde but very delicate.
A bunch of miles between the two cities and you enter in two different worlds, and HUGE differences!
Le feste in Sicilia sono un inno all’abbondanza, per non dire all’eccesso, di cibo. Sono momenti che servono a riscattare, sul piano simbolico, la precarietà di una vita vissuta, sino a pochi decenni fa, a contatto con la fame e la miseria. L’eccesso, sembra sia un tratto caratteristico delle società arcaiche più povere le quali “sperperano” una parte consistente di ciò che producono per feste, banchetti rituali in segno di offerta e garanzia di un riscatto. Per questa ragione quasi sempre, in Sicilia, la festa è sinonimo di banchetto ed il cibo della festa non è mai solo cibo ma anche rito nel quale si assommano storie e tradizioni diverse. A San Giuseppe,il 19 marzo, nei paesi interni della Sicilia, dentro le case, si allestiscono degli altari in forma di banchetto, si chiamano altari di San Giuseppe e sono grandi tavolate letteralmente e sapientemente ricoperte di cibo per ottenere effetti di stupore tra il pubblico dei paesani invitati. L’altare viene fatto in occasione di un voto a San Giuseppe ed il cibo esposto sull’altare è destinato ai protagonisti di questo rituale, tre bambini poveri del paese, che rappresentano Gesù, Giuseppe, Maria. La donna è la protagonista assoluta di questa festa, è lei a preparare il cibo, è lei che lavora i pani, è lei che cura la gestione privata del sacro.
La festa di San Giuseppe come per molte altre feste in Sicilia, è quindi un’ occasione importante per ritrovarsi e lavorare insieme a nuore, sorelle, zie, cugine, e consolidare così l’unità del gruppo familiare. Uno dei momenti importanti di questa festa consiste nella preparazione del pane, elemento centrale di tutta la nostra alimentazione. La Sicilia è sempre stata una terra dedita all’agricoltura, per cui tutte le popolazioni che l’hanno abitata, religiose e non, hanno dovuto confrontarsi con una cultura fondata su tema del grano e con i miti ed i culti legati ai cicli di produzione agricola.
La festa di San Giuseppe è anche l’inizio della primavera, per cui la festa religiosa si sposa con il mito della rinascita ed il 19 marzo diventa un’occasione per manifestare la devozione al santo e per celebrare un momento cruciale nel ciclo della produzione agricola. Feste pagane, credenze popolari e riti religiosi si incontrano ancora oggi nella ritualità del cibo e nella lavorazione del pane che diventa una testimonianza di fede e anche del potere femminile che, nelle diverse forme di pane, simbolicamente, ricrea il mondo. La lavorazione del pane inizia all’alba, nella casa di campagna, dove quasi tutti hanno il forno a legna. Ci si alza presto perché il pane ha bisogno di molto calore quindi il forno va acceso prima e tutta la casa va scaldata per favorirne la lievitazione.
A Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania si impastano le CUDDURE, i pani grandi da dare ai Santi ed i PANUZZI da distribuire a coloro che verranno ad omaggiare l’altare. Il pane è maneggiato con la cura e l’amorevolezza che si ha per un neonato. L’impasto è veloce ma ci vuole ritmo e forza nelle braccia, tutte le donne di casa aiutano. Alla fine dell’impasto si fa il segno della croce sull’impasto stesso, e si recita mentalmente una preghiera di ringraziamento a San Giuseppe. Quasi tutte le forme del pane seguono modelli tradizionali e sono realizzati senza stampi o altri mezzi, con pochissimi strumenti (forchette, qualche pinzetta ma poca roba). Hanno forma vegetale, animale, floreale, geometrica. Molte di queste forme sono antichissime, risalgono ai culti agrari di epoca neolitica e li ritroviamo in diversi altri luoghi della Sicilia. Le tre forme che rappresentano la sacra famiglia a Mirabella sono la barba di San Giuseppe, la madonnina con le mani conserte al petto, il galletto che rappresenta Gesù. Altrove i pani ripropongono gli strumenti del Santo, la sega, , la tenaglia, il martello, parti del suo corpo, la mano, la barba, simboli della passione di Cristo, la lancia, i chiodi, la canna con la spugna, la scala, oppure le rappresentazioni di alcuni frutti particolarmente rilevanti sul piano simbolico: l’uva, animali quali il gallo, pesci, …
A Ramacca invece sono il bastone fiorito, la treccia e la barba le forme simboliche oltre alle grandi cuddure fiorite. Sulle forme di pane letteralmente “fioriscono” decorazioni di fiori, spighe, frutti, che richiamano il mondo naturale nella stagione della sua piena fioritura. Una volta lievitati i pani verranno ricoperti con l’uovo e messi in forno, quando avranno assunto un bel colore dorato e peseranno circa 7-8 chili l’uno, verranno messi sull’altare.